About me…

Mi chiamo Laura, vivo a Milano, ho 32 anni e una bambina di nove mesi appena compiuti, Margherita.

Sono una mamma a tempo pieno, per il momento la mia principale occupazione è quella di prendermi cura di lei, di conoscerla e di farmi conoscere. O riconoscere.

Prima di questo, ero una baby-sitter a tutto tondo e mi prendevo cura dei bambini degli altri.

Prima ancora mi sono barcamenata in qualsiasi tipologia di lavoro. Ho servito ai tavoli in un Irish pub, sono annegata in un mare di carta dentro l’archivio di un ufficio immobiliare e ho prestato servizio sotto il nome di diverse agenzie interinali che mi hanno spedita a lavorare da una parte all’altra della città.

Un bel giorno, stufa di carte da protocollare, continue pause-caffè alle macchinette e di posare i miei occhi solo sullo schermo di un computer mi sono licenziata e ho cominciato a cercare lavoro come baby-sitter.

Ho cominciato a coltivare una piccola esperienza con i primi lavoretti a chiamata, fino a quando alcune famiglie hanno deciso di offrirmi la loro piena fiducia lasciandomi in custodia i loro figli durante la giornata. Ho dovuto imparare tutto da zero, non avevo mai avuto a che fare in maniera così continuativa e ravvicinata con degli infanti e parole come “svezzamento” e “spannolinamento” rimandavano a significati oscuri, come dire, avevo poche idee e… confuse.

Tuttavia, le cose che ho trovato più difficili da assimilare, o meglio da reintrodurre nel mio modo di fare e di essere sono state: ricordarsi come si gioca, lasciare che il tempo scorra senza controllare ossessivamente orologi e telefonini, concentrarsi sul presente.

Inoltre, gli anni passati in compagnia di questi bambini e delle loro famiglie, mi hanno regalato un altro insegnamento importante: quando si sceglie di “esserci” e di “comparire” magicamente nella vita di un bambino e per un tempo prolungato, si andrà inevitabilmente ad occupare anche un ruolo di supporto, aiuto e condivisione per i suoi genitori.

Nella mia testa, il “saper stare” con un piccolino viaggia insieme al “saper stare” insieme ai suoi genitori, raccogliendo le loro ansie, i loro dubbi e supportando le loro fatiche e le loro iniziative escludendo sempre il proprio giudizio personale.

Se avete seguito quello che ho scritto avrete sicuramente notato che la forma verbale “prendersi cura di” ritorna spesso.

Descrive perfettamente quello che faccio ed è quello in cui credo e fondamentalmente, è quello che cerco di mettere in pratica ogni giorno, lavorativamente parlando e nei miei rapporti con le persone, a livello umano.

Così, un bel giorno, è capitato di scoprirmi incinta. Era il mio turno!

E per nove lunghi mesi ho osservato questa pancia crescere, facendomi mille domande, un po’ eccitata per questa novità e anche un po’ spaventata.

Prima di allora non mi era ancora capitato di diventare mamma, anche se lo avevo immaginato mille volte da quando ero piccolina e avevo vissuto con grande gioia e partecipazione alla nascita delle figlie delle mie più care amiche, assistendo con delizia e curiosità al loro diventare madri.

Prima di questo, devo dire che eventi così arcaici come la venuta al mondo e il trapasso di esseri viventi mi aveva da sempre affascinato e questa mia curiosità mi ha spinto negli anni, a leggere un sacco di libri a riguardo e a fantasticare, immaginando antichi riti di passaggio legati a questi due intensi momenti di vita.

La mia maternità è stata una rivelazione.

Un’Epifania personale e profondissima.

Mi ha permesso di collegare un sacco di puntini, di comprendere molte cose e di far luce su molte altre, nei riguardi di me stessa, sui miei genitori, sulla mia storia personale e famigliare, sull’essere umano in generale e sul significato della vita stessa.

Da quando è nata Margherita ho avuto pochissimo tempo per leggere, altrettanto per scrivere e parecchio, tantissimo tempo per pensare, riflettere, capire, buttare ciò che non mi serviva più e chiedere ai miei cari quello di cui avevo bisogno, osservare e ascoltare. Non sempre con le sole orecchie.

Il Nido di Margherita è un luogo virtuale dove potersi fermare un momento e riflettere su alcuni argomenti, leggere alcune storie, prendere spunto, raccogliere informazioni utili.

Il Nido di Margherita è anche un luogo vero, reale, è la mia casa, un luogo dove mi piacerebbe organizzare dei piccoli eventi, cerchi di donne, laboratori e incontri per le mamme e per i loro piccoli.

Il Nido di Margherita è stato soprattutto un piccolo luogo sacro e nascosto, dove quasi un anno fa’ io e il mio compagno abbiamo chiamato a gran voce, uniti nell’intento e nei sentimenti, lasciando messaggi al cielo. E poi, quasi subito, qualcuno ha risposto.